2be3D e Hart Studio: giovani maker crescono

Giovanissimi maker al debutto- o quasi- come espositori dell’edizione 2014 della Maker Faire di Roma, giovani professionisti con realtà avviate e progetti speciali in divenire un anno dopo: le storie di 2be3D– società di scansione, modellazione e stampa 3D- e Hart Studio– che si occupa di web design, sviluppo di app, physical computing, audio e video editing- sono storie di passione, impegno e voglia di fare, valori trasformati in piccole aziende già molto attive, anche con progetti in forte crescita. TomatoMag le aveva raccontate nel primo numero del magazine: a pochi giorni dall’edizione 2015 della fiera dei nuovi artigiani digitali, siamo tornati a intervistarli per capire a che punto è il loro lavoro.

 

2be3D: diventare un polo di riferimento sognando un grande spazio di coworking

“Dalla creazione della nostra società, a fine 2014, abbiamo trascorso un anno a mettere le basi e a capire quali settori ci avrebbero trainato: da settembre siamo quindi ripartiti seguendo questi filoni. Ovviamente all’inizio avevamo fatto delle analisi: in parte sono state confermate e in parte sono state disattese, ma abbiamo corretto quelle sbagliate e ora siamo pronti a crescere ulteriormente”. Rispetto al momento del debutto sul mercato- e della prima intervista-, Simone Petrella, project manager di 2be3D, confessa di essere “molto più fiducioso nelle possibilità di riuscita del progetto, anche in considerazione dei risultati positivi che stiamo ottenendo: stiamo finalmente andando a regime con il nostro lavoro, con una bella rete di contatti da tenere sempre attivi, rimettendosi costantemente in gioco, aggiornandosi e sfidando il mercato, elemento che rende tutto più stimolante”. Insieme con Petrella ci sono ancora Alessandro Zonetti- hardware engineer– e Francesco Giaccari- 3D supervisor-, founder di 2be3D: nel corso di questo anno, inoltre, negli spazi della startup si sono avvicendati molti collaboratori freelance e stagisti- “ragazzi che si aspettano che la società si evolva e segua questi nuovi mestieri e queste nuove forme di artigianato, perché tutto si sta orientando in direzione del digitale e dell’innovazione – con cui, spesso, si sono instaurati rapporti professionali estremamente costruttivi.

Così come costruttivi sono i rapporti con fornitori e clienti, con cui si sono venute a creare distribuzioni continue e a lungo termine, e servizi che si protraggono nel tempo: collaborazioni in ogni settore- i ragazzi di 2be3D si sono occupati di scansioni aeree e stampa di una cava, che è stata poi venduta a un collezionista, e sono in procinto di ampliare questo tipo di lavoro ai beni culturali, e lavorano stabilmente nel medicale, compresa la realizzazione delle innovative protesi ortopediche di Holey–  e continua ricerca sui materiali– dalla plastica al nylon a particolari gomme per uso industriale. Inoltre, spiega Petrella, “è cresciuta l’attenzione nei confronti della stampa 3D, e le persone sono decisamente più sensibilizzate e attente: con alcune difficoltà, ma grazie anche all’interesse dei media. Lo sforzo maggiore per noi è far capire ai nostri clienti quali sono i vantaggi di questa tecnologia, che aiuta nella fase di progettazione e verifica, è personalizzabile in ogni aspetto e può essere di aiuto per ogni scopo e in ogni ambito, ma sappiamo che la direzione è quella giusta per l’intero settore. Grazie a questa crescita, noi ci stiamo stabilizzando come società e vogliamo diventare un polo di riferimento a 360 gradi, compresa la rivendita e il noleggio dei macchinari, fino ad arrivare al sogno di avere un vero e proprio spazio di coworking in cui diverse professionalità possano incontrarsi e crescere“.

 

Hart Studio: dal diploma all’incubatore di impresa in 24 ore

“Questo terzo anno di corso all’Istituto Quasar è stato quello del cambiamento vero, quello in cui siamo diventati dei giovani professionisti e abbiamo messo a punto il progetto che ci sta permettendo di crescere giorno dopo giorno, come persone e come società: è stato quest’anno, infatti, che abbiamo realizzato il concept di un’idea che poi abbiamo presentato a Think for social, un bando per il sociale promosso dalla Fondazione Vodafone presieduta da Alex Zanardi. Siamo stati selezionati tra i primi 20 progetti su quasi 500 presentati, e siamo stati chiamati per un weekend di approfondimento a Trento in cui abbiamo presentato il nostro lavoro proprio il giorno prima della discussione del progetto finale in Quasar. Quell’occasione, proprio quel giorno, è stata la conclusione ideale di 3 anni di lavoro, con tutte le nostre idee e quello che avevamo imparato condensati in un pitch di 3 minuti”. Sono pieni di lavoro sulle scrivanie e di entusiasmo sui volti, i ragazzi di Hart Studio– oggi solo in tre rispetto agli inizi: Daniele Sauzzi, Daniele Martini e Amerigo Ievoli sono impegnati nella realizzazione di tutte le fasi del progetto Heli, un bracciale per non udenti che, grazie a un’app, traduce in testo scritto la lingua dei segni. Heli– un’idea che i tre ragazzi definiscono “un semplice supporto che può agevolare i non udenti qualora ne avessero bisogno in particolari situazioni, un’opportunità ma non una rivoluzione: non abbiamo la presunzione di fare qualcosa che possa cambiare la vita di un non udente, ma cerchiamo di fare del nostro meglio per essere di semplice aiuto”– a Trento è stata ulteriormente selezionata tra i primi dieci progetti finalisti, finanziata dalla Fondazione Vodafone e incubata dal Polihub di Milano. Durante questa fase di accelerazione- che durerà fino a gennaio 2016-, il team viene supportato da un programmatore che segue lo sviluppo del bracciale, mentre i tre founder di Hart Studio si stanno occupando di grafica, app, marketing e studio del target per il posizionamento sul mercato: “Siamo davvero agli inizi, e per noi è tutto nuovo” raccontano “all’inizio di questa avventura eravamo tre studenti, ora siamo dei giovani professionisti che sono entrati nel mondo del lavoro e si stanno confrontando con molte persone. Stiamo imparando a gestire la nostra startup in modo manageriale, rapportandoci con altri professionisti: stiamo imparando moltissimo sul campo, è un’esperienza incredibile”.

Hart Studio– che sta comunque continuando a portare avanti progetti per clienti privati, come ha sempre fatto- presenterà il progetto definitivo di Heli per un’ulteriore selezione di tre progetti che verranno finanziati di nuovo dalla Fondazione Vodafone e incubati dal Polihub per un altro anno: prima, però, torneranno alla Maker Faire che li ha visti debuttare, questa volta ospiti dell’Istituto Quasar che hanno appena lasciato come studenti. Se si chiede loro dove si vedono tra un anno, spiegano di essere molto concentrati sul presente ma di avere anche molti progetti per il futuro: “un anno fa non pensavamo di fare tanta strada, ma nel nostro settore è tutto in continuo sviluppo e a noi piace seguire questi sviluppi. Il nostro lavoro ci diverte e ci crediamo molto, e vogliamo mettere bene le basi di Hart Studio per poter affrontare poi un’esperienza all’estero che possa farci crescere e conoscere altre realtà”.

@CloProietti