Holey, la startup che fa incontrare la stampa 3D con l’ortopedia

AL VIA I TEST CLINICI CON L’UNIVERSITA’ LA SAPIENZA  “Un gesso è sempre scomodo- soprattutto in estate-, e porta con se molti fastidi: è pesante, impedisce di fare la doccia con facilità, causa prurito e cattivi odori: Holey nasce proprio per risolvere tutti questi inconvenienti, coniugando le conoscenze dell’ortopedia con la stampa 3D. Gabriel Scozzarro, CEO e co-founder della startup nata a marzo 2015 durante l’edizione romana di Innovaction Lab– il corso che insegna a portare nuove idee imprenditoriali davanti agli investitori-, racconta con entusiasmo il lavoro che sta portando avanti con un team di giovani professionisti “tutti omogeneamente diversi perché provenienti da realtà formative e professionali differenti, che coprono ogni competenza necessaria”: quello originario, con Virginia FerragutiCCO-, Tommaso PolitanoCOO– e Francesco LeaccheCTO-, conosciuti in Innovaction Lab, cui si sono aggiunti il CFO Edoardo Previti Flesca, il CSA Roberto De Ioris e il CMO Mattia Antinucci. E dopo un’estate di fundraising e di lavoro, per il team di Holey è arrivato il momento di iniziare i test clinici con il software in versione beta. “A lavorare con noi, per quello che riguarda la parte medico- scientifica del lavoro, i professori Dario Perugia e Corrado Bordieri dell’ospedale romano Sant’Andrea prosegue Scozzarro: i test si concluderanno a febbraio 2016, e l’inizio della produzione dell’innovativo tutore stampato in 3D è prevista per l’aprile successivo.

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INNOVAZIONE ITALIANA (CON UNO SGUARDO AGLI USA) Scozzarro è un ingegnere medico laureato a Tor Vergata e former member dello STORM LAB  della Vanderbilt University, in Tennesse, dove ha trascorso tre anni: è lì che è diventato un esperto in prototipazione in 3D, molto utilizzata negli Stati Uniti. Ed è da lì che ha portato la sua idea in Innovaction Lab: un software in grado di prototipare un tutore ortopedico partendo dalla scansione dell’arto interessato, effettuata direttamente dal medico in clinica durante la visita al paziente. “Il nostro software acquisisce l’immagine e genera automaticamente il pezzo, che viene inviato al laboratorio di stampa 3D spiega Scozzarro“Quando il pezzo sarà pronto, sarà immediatamente spedito in clinica pronto per l’applicazione. La procedura di stampa e consegna richiede meno di 24 ore e l’applicazione è facile e indolore, visto che il tutore è costituito da due parti distinte”. Un processo semplice e molto efficace, se gestito con la professionalità dei ragazzi di Holey: “Da una parte abbiamo bisogno di uno scanner 3D in grado di prendere un’immagine precisa e definita dell’arto interessato, dall’altra una stampante 3D in grado di stampare il pezzo in modo efficace” spiega Scozzarro Queste attrezzature sono disponibili sul mercato, ma, nel mezzo di questo processo, c’è bisogno di un software in grado di creare il tutore automaticamente e renderlo modificabile in base alle particolari esigenze del paziente, rendendolo perfettamente calzante. Il software è il vero valore aggiunto di questo processo ed è sviluppato dai nostri tecnici: si tratta quindi un software proprietario che costituisce il vero valore della nostra startup.  Un ulteriore valore aggiunto di Holey è la partnership con il laboratorio romano di stampa 3D 2be3D, attivo da poco più di un anno ma che è già diventato una realtà di riferimento nel settore: in seguito, continua Scozzarro, “ne attiveremo una a Milano e poi in altre città, in base alle richieste che ci arriveranno, anche perché abbiamo in programma di ampliare la nostra offerta occupandoci anche di altre fratture oltre a quella del braccio”.

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AL LAVORO SENZA SCUSE Nonostante la preparazione dei giovani sturtupper, la validità dell’idea iniziale e la velocità con cui questa è stata trasformata in una piccola società e sviluppata, la strada non è stata semplicissima per i ragazzi di Holey: “In Italia si possono fare le stesse cose che si fanno ovunque” spiega Scozzarro“ma con tempi molto più lunghi- che vanno quindi considerati e calcolati in fase di sviluppo del progetto. Un altro grande problema è che è sempre difficile capire a chi sia necessario rivolgersi per la soluzione di un problema- nel nostro caso, abbiamo impiegato parecchio tempo per capire se il tutore potesse essere rimborsato dalle assicurazioni o dal servizio sanitario nazionale-, e questo comporta ulteriori rallentamenti”. Non è però il caso di scoraggiarsi, secondo il giovane ingegnere, per cui l’esperienza in Innovaction Lab“una realtà competitiva a livello mondiale”– è stata estremamente utile per imparare ad affrontare e risolvere i problemi e avere una base da cui partire, fornendo competenze e informazioni e mettendo i giovani imprenditori in contatto con persone molto valide: senza Innovaction Lab noi non saremmo nati”.  Soprattutto, insegna a non demordere: “In Italia non esiste l’ecosistema di startup che c’e negli Usa, ma si sta creando: i soldi e gli investitori ci sono, basta convincerli con una buona idea fattibile e tanto lavoro” conclude Scozzarro “E’ necessario provarci sempre perché si può fare impresa e innovazione in Italia, basta volerlo, non è una frase fatta: tutto quello che serve è lavorare senza accampare scuse”.

@CloProietti